Un pioniere delle scoperte dolomitiche.
Vittorino Cazzetta (1947-1997)
Vittorino Cazzetta nasce nel 1947 a Pescul di Selva di Cadore, nel cuore delle Dolomiti. Uomo schivo e riservato, di poche parole ma dall'osservazione acuta, dedica la sua vita all'esplorazione delle montagne di casa, dalle quali non si allontana mai.
"Zaino militare d'annata, macchina fotografica, obiettivi, martello, amore totale per le montagne di casa dalle quali mai si allontanava. E, dentro, il fuoco della passione."
La sua formazione è quella di un autodidatta: pasticcere di professione, come il padre che lavorava stagionalmente sulle navi e negli alberghi, compie il servizio militare in Marina a Venezia. Durante i due anni di leva consegue la licenza media ma Venezia non fa per lui: preferisce tornare a Pescul come operaio alle seggiovie e alla Forestale, ritagliandosi il tempo per i suoi lunghi e solitari vagabondaggi alla scoperta di tracce del passato.
"Raramente consentiva che qualcuno lo accompagnasse nelle sue esplorazioni, che spesso si protraevano per un paio di giorni."
La nascita del Museo e l'Associazione "Amici del Museo"
L'idea del museo nasce nel 1980, quando Vittorino, avendo raccolto una discreta varietà di fossili, propone al sindaco Giuseppe Romanelli di allestire "una vetrina da mettere nelle scuole con questi reperti, così i bambini potrebbero imparare qualcosa di dove vivono". Dal progetto della semplice vetrina si sviluppa un'idea più ambiziosa: il 13 marzo 1982 viene istituito il Museo Civico della Val Fiorentina.
Attorno a questo progetto si forma spontaneamente il gruppo che si denomina "Amici del Museo", che nel 1989 diventa ufficialmente l'Associazione Culturale "Amici del Museo" di Selva di Cadore. Questa associazione diventerà fondamentale non solo per la gestione del museo, ma soprattutto per il supporto scientifico e logistico alle scoperte nel territorio.


Le scoperte che cambiano la scienza
Già dagli anni '70 Vittorino aveva individuato le impronte di dinosauri impresse in un masso staccatosi dal Pelmetto, ma passa molto tempo prima che si decida a parlarne. Quando finalmente la notizia raggiunge gli ambienti scientifici, il professor Paolo Mietto dell'Università di Padova completa lo studio di questo straordinario ritrovamento: si tratta delle prime piste di impronte di dinosauri scoperte in Italia.
"Il caso? Magari anche il caso. Ma, prima, la curiosità, la cultura fai da te, i fine settimana sacrificati, le ferie dedicate, la pazienza, il confronto."
La svolta archeologica arriva nel 1985. Studiando un opuscolo della mostra "Cacciatori mesolitici sulle Dolomiti" tenutasi a Udine, Vittorino riconosce nei reperti descritti materiali simili a quelli che aveva notato da bambino, quando andava al pascolo con la mamma a Mondeval. "Fra la terra mossa da una marmotta" trova le prime selci a Mondeval de Sora.
È qui che l'Associazione "Amici del Museo" dimostra la sua importanza strategica: tramite l'Associazione viene fatto intervenire il professor Antonio Guerreschi dell'Università di Ferrara, che valuta il sito meritevole di una campagna di scavo. L'Associazione coordina i finanziamenti necessari, coinvolgendo Comune di Selva di Cadore, privati e volontari per sostenere le costose operazioni di scavo a 2.150 metri di quota.
La scoperta dell'Uomo di Mondeval
Nel 1987, verso la fine di due settimane di scavo, gli archeologi notano "una linea netta che divideva il terreno sterile da una zona di terreno ancora antropizzato". Il saggio porta alla luce la sepoltura di un cacciatore mesolitico, un ritrovamento di importanza internazionale per l'eccezionale conservazione e la ricchezza del corredo funerario.
Sempre instancabile nella ricerca Vittorino scopre il sito neolitico di Mandriz lungo la valle del Loschiesuoi, portando alla luce vasi, cocci, punte di frecce in selce e molti resti di pasto del Neolitico ed Eneolitico. Anche questo sito diventa oggetto di quattro campagne di scavo-scuola (1999-2002) sostenute dall'Associazione "Amici del Museo".
Tra le sue altre scoperte si annoverano una scheggia in quarzo - che alcuni ipotizzano essere la leggendaria "Rajetta" delle leggende dolomitiche -, incisioni rupestri e possibili tracce dei Veneti antichi.
La tragica scomparsa
Il 10 agosto 1996, Vittorino parte per una delle sue consuete esplorazioni solitarie e non fa più ritorno. Dopo un anno di ricerche, il 19 agosto 1997, il suo corpo viene ritrovato dallo speleologo Gianni Lovato in un riparo precario dentro una fessura del Piz del Corvo. Nello zaino accanto al corpo c'è una Madonnina di bronzo che aveva fatto fondere appositamente, probabilmente come ex voto per ricordare un precedente incidente del 1985 dal quale si era fortunosamente salvato.
Aveva 49 anni.
Una successiva esplorazione sul fondo della fessura porta al rinvenimento dei resti dello zaino con la macchina fotografica persi da Vittorino nell'incidente di dodici anni prima, confermando che quello era il luogo dell'incidente che non aveva mai voluto rivelare.
L'eredità scientifica e il ruolo dell'Associazione
Nel 1997 il Museo viene intitolato a Vittorino Cazzetta in riconoscimento del suo contributo fondamentale alla conoscenza del patrimonio archeologico e paleontologico delle Dolomiti. L'Associazione "Amici del Museo" continua la sua opera, mantenendo vivo il rapporto con l'Università di Ferrara per gli studi sui materiali di scavo, sostenendo nuove ricerche archeologiche e curando la divulgazione scientifica.
Le scoperte di Vittorino hanno rivoluzionato la comprensione della presenza umana preistorica in alta quota e della paleontologia dolomitica, aprendo nuovi orizzonti di ricerca che continuano ancora oggi. L'Associazione "Amici del Museo" ha dedicato 35 anni di attività (1989-2024) alla conservazione e valorizzazione del suo patrimonio scientifico, sciogliendosi nel 2024 dopo aver raggiunto pienamente i suoi obiettivi.
"Quello che – come da più parti è stato rilevato – ha fatto sì che il salto di qualità nella ricerca del Mesolitico, soprattutto nel Bellunese, sia stato merito di osservatori 'non qualificati' più che di studiosi accreditati."
Vittorino Cazzetta rimane l'esempio di come la passione, la curiosità e l'amore per il territorio possano portare a scoperte scientifiche di portata mondiale, dimostrando che spesso gli "osservatori non qualificati" consentono di fare salti di qualità importanti nella ricerca. La sua eredità vive non solo nelle sue scoperte, ma nell'esempio di come la comunità di Selva di Cadore, attraverso l'Associazione "Amici del Museo", le amministrazioni e gli abitanti, sia riuscita a sostenere e valorizzare la ricerca scientifica con dedizione e competenza per oltre tre decenni.
Testo sviluppato da uno scritto di Ermenegildo Rova sulla storia dell'Associazione "Amici del Museo" e dal testo "Appuntamento con il destino nella grotta al Piz del Corvo" di Sergio Sommacal.


